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Ritiro Spirituale di Quaresima della Sezione Svizzera italiana

Sabato 07.03.2026

Nella bellissima cornice della Casa Santa Brigitta di Lugano, sabato 7 marzo 2026 abbiamo vissuto un momento di spiritualità particolare, in occasione del Ritiro Spirituale di Quaresima, che la nostra Sezione con la coordinazione del nostro Cappellano Mons. Erico Zoppis, propone da alcuni anni durante la Quaresima.

Quest’anno ci ha proposto le sue riflessioni Don Fabio Minini, che ha saputo catturare l’attenzione dei partecipanti, con la sua erudizione e la pertinenza dei temi affrontati.

Di seguito vi proponiamo uno stralcio del suo intervento mattutino.

RIPARTIRE DA CRISTO INSIEME

Premessa:

A cosa vuol servire questa giornata di ritiro: - non a imparare qualcosa di nuovo, ma potremmo dire a ricaricare spiritualmente la nostra vita ascoltando la voce del Signore che ci parla

E se vogliamo ascoltare la voce del Signore dobbiamo chiederci in che modo Egli ci parla, e la risposta la consociamo bene: il Signore ci parla anzitutto nella Sacra Scrittura, e attraverso il magistero della Chiesa (….le mie meditazione oggi si baseranno proprio su queste due fonti) ma Gesù parla anche direttamente al nostro cuore, alla nostra coscienza, ed è lì soprattutto che dobbiamo ascoltarlo, ma per poterlo, non solo sentire, ma soprattutto ascoltare è necessario avere la giusta disposizione. Ed allora questa giornata vuole proprio aiutarci ad avere questa disposizione. (…) Domenica scorsa, la liturgia ci aveva presentato il brano evangelico della Trasfigurazione (…) Ed il testo ci dice “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.” non solo che li ha condotti sul monte, ma aggiunge “in disparte” e questo ci suggerisce che per fare esperienza di Dio bisogna appartarci, ed è proprio quello che vogliamo fare noi oggi, metterci per un po’ in disparte con Gesù, quindi non siamo qui per “fare qualcosa” ma siamo qui per “stare con” e questa è anche l’essenza del discepolato Marco nel suo Vangelo al capitolo 3° ai versetti 14e15 scrive: Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare. (…) “non fare ma stare”

Introduzione:

Il titolo di questo ritiro è preso dal tema pastorale proposto dall’Amministratore Apostolico, il Vescovo Alain, alla nostra Diocesi per questo anno Pastorale 2025/26 a sua volta però ripreso da un Documento di Papa Giovanni Paolo 2° del 2002 (Un’istruzione per la vita consacrata nel nuovo millennio) aggiunto l’assieme contro l’individualismo.
Il tema è stato presentato nella breve lettera pastorale post-Giubilare che Mons. Alain ha indirizzato alla Diocesi in occasione dello scorso Natale, vorrei pertanto anch’io partire, per queste mie meditazioni, dallo stesso Vangelo che fa da sfondo alla lettera pastorale, che, sebbene sia una pagina di Vangelo “natalizia”, come vedremo ben si addice anche per la nostra meditazione quaresimale.

[Mt 2,9-12] Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Meditazione:

Dopo aver letto questi versetti del Vangelo di Matteo ci è facile comprendere che essi si ispirano all’esperienza de Magi, che dopo aver incontrato il Signore per un’altra strada fecero ritorno al loro paese quindi ripartirono dopo aver incontrato il Signore Gesù, quel Re dei Rei di cui si erano messi alla ricerca seguendo la stella. Come accennavo sebbene questo testo sia Natalizio possiamo trovare in esso anche una dinamica squisitamente quaresimale, infatti quelle altre strade che intrapresero i magi per tornare a casa loro, possiamo vederle proprio come quelle strade di conversione che noi dobbiamo sempre intraprendere nella nostra vita di fede, ma soprattutto che caratterizzano il sacro tempo della Quaresima, infatti sappiamo bene che i 40 giorni di preparazione alla Pasqua sono finalizzati proprio alla conversione del cuore, e questo è attuato e sostenuto dai tre pilastri tradizionali che la chiesa ci propone per vivere la quaresima e che sono: la preghiera, il digiuno e l’elemosina.

Queste tre pratiche non sono e non devono essere viste come mere azioni moralistiche, o esercizi che se li compiamo ci convertono automaticamente, ma sono segni concreti di un ritorno all'essenziale, di dominio su se stessi e di carità verso i bisognosi, e queste azioni vanno vissute, come ci insegna Gesù con grande discrezione e senza ipocrisia (Mt 6,1-6.16-18 Vangelo mercoledì delle ceneri: quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti…. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente… E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti) Fatti con umiltà se vogliamo che servano alla nostra conversione altrimenti servono solo al nostro compiacimento o peggio al nostro orgoglio e alla nostra vanagloria quindi senza più nessun merito o vantaggio spirituale. (Mt 6, 1-6 State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.) In quest’ultimo versetto Gesù ci assicura che se noi compiamo queste opere con la giusta disposizione del cuore, ne avremo la ricompensa presso il Padre nei Cieli, questo deve farci ricordare che ogni nostra azione che compiamo, o che non compiamo nella nostra vita presente, ha una conseguenza per la nostra eternità. (…). Purtroppo, sebbene non sia mai sparita ne dal catechismo ne dagli altri documenti della Chiesa, in questi ultimi decenni è venuta meno la prassi della predicazione e della meditazione dei novissimi. I quattro "Novissimi" nel Catechismo della Chiesa Cattolica rappresentano le ultime realtà che attendono l'uomo al termine della vita terrena: Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso (talvolta includendo il Purgatorio come stato di purificazione). Essi sono considerati verità di fede fondamentali e prospettive escatologiche che orientano la condotta cristiana, infatti la meditazione di quel che ci aspetta nell’eternità ci aiuta a vivere bene la nostra vita tempoale, perché da una parte ci sprona a tenerci lontani dal male, e dall’altra ci aiuta a sopportare anche certe fatiche e sacrifici nella vita. (…)

Permettetemi un breve excursus storico: un tempo come dicevo era consueta soprattutto in avvento e quaresima la predicazione sui novissimi, inoltre vi erano diversi manuali di pietà che dedicavano uno o più capitoli a queste meditazioni, ad. es “le massime eterne di Sant’Alfonso” o sempre suo “l’apparecchio alla buona Morte” oppure possiamo pensare al manualetto scritto da Don Bosco “il Giovane provveduto” che dedicava vari capitoli alla meditazione di questi novissimi e alle preghiere per prepararsi alla buona morte…. Ebbene Plinio Martini nel suo romanzo “Requiem per zia Domenica” proprio criticando questo tipo di educazione scrive “ci insegnavano a morire invece che insegnarci a vivere” in questa critica di Martini, scritta nel 1975 quindi in quegli anni intrisi di ideologismo sessantottino, noi vediamo che ciò che questo scrittore non aveva capito, è che proprio nel fatto di essere coscienti che c’è un oltre a questa vita, che c’è un’eternità, che noi possiamo dare il giusto senso alla nostra vita e quindi imparare a vivere. (…)

A questo punto mi sembra quindi opportuno comprendere bene che cosa sia la conversione..., infatti a volte quando si parla di conversione si pensa unicamente a chi passa da una religione all’altra (pagani che si convertono al cristianesimo...) oppure un altro errore che si può commettere è pensare alla conversione unicamente come a un qualcosa che ci capita così d’improvviso (come ad esempio la conversione di San Paolo, oppure come è successo al poeta Paul Claudel che perse la fede durante la sua gioventù, ma la riscoprì e si convertì entrando quasi per caso nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi, sentendo cantare il Magnificat; dirà poi «In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti » )
La conversione alla quale noi siamo chiamati invece è un continuo ritorno a Dio, non è quindi un qualcosa che ci capita ma è un moto della nostra volontà, è un impegno. Certo dobbiamo anche dire che l’iniziativa è sempre di Dio, secondo quel concetto teologico cristiano della grazia preveniente "grazia che viene prima", definito principalmente da S. Agostino, che indica l'azione gratuita di Dio che precede la conversione e la volontà umana. È la grazia che "anticipa" ogni sforzo dell'uomo, illuminandolo e rendendolo capace di credere e corrispondere alla volontà di Dio.

Giovanni Paolo II – Udienza Generale - Mercoledì, 26 agosto 1998

Se Dio nel suo Spirito si apre all'uomo, questi d'altra parte è creato come soggetto capace di accogliere l'autocomunicazione divina. L'uomo - come dice la tradizione del pensiero cristiano - è "capax Dei": capace di conoscere Dio e di accogliere il dono che Egli fa di se stesso. Creato infatti a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26), è in grado di vivere un rapporto personale con lui e di rispondere con l'obbedienza d'amore alla relazione d'alleanza propostagli dal suo Creatore.

Però non ostante questa grazia che ci rende capaci di conversione Dio ci lascia la piena libertà di scelta (…), per questo la conversione necessità della nostra buona volontà, dobbiamo volerlo, è per questo che ogni tanto, come ad esempio all’inizio della quaresima è bene fare qualche buon proposito…… (e poi verificare se siamo stati capaci di perseverare …. Per questo è sempre bene quando si fanno i propositi rispettare la regola delle tre P: piccolo, pratico, possibile)

Il grande Pontefice Benedetto XVI° in occasione dell’udienza generale del 17 febbraio 2010, spiegava con queste parole che cosa dobbiamo intendere per conversione: convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. Conversione è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù. Mentre Papa Leone XIV nel messaggio per la quaresima di quest’anno, richiamando l’importanza per ogni cristiano di voler approfittare del tempo quaresimale per riprendere, con rinnovato ardore, il cammino di conversione scrive:

La Quaresima come tempo di conversione è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno. Quindi in tutta semplicità possiamo dire che convertirsi equivale a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita. (…)

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